Come ogni anno, l'incubo medusa (Fig 1) si ripropone sulle coste italiane e non solo. Anche se non ancora confermata dall'autopsia, la recente notizia della morte di una donna in Sardegna in seguito al contatto con una medusa ha creato il panico trai i bagnanti. Un incontro senza scampo per la donna, che è deceduta per choc anafilattico e conseguente arresto cardiocircolatorio. Sono molti ora i timori e le domande tra la popolazione. Tanti non si spiegano come sia possibile perdere la vita dopo un incontro ravvicinato con una di queste "gelatinose creature marine". Effettivamente si tratta del primo caso registrato nel mar Mediterraneo di punture mortali e, secondo l'allergologo Domenico Schiavino del Policlinico Gemelli, la probabilita' di decesso per una rezione da contatto con una medusa e'solo dello 0.5% nella popolazione italiana. Un caso molto raro dunque, che almeno per le specie di medusa che circondano le coste italiane, non dovrebbe generare allarme. In questi soggetti, la morte è attribuita all'insufficiente produzione di anticorpi. Questo mette in moto elevate quantita' di sostanze dette istamine che, di conseguenza, provocano l'ostruzione delle vie respiratorie e l'arresto cardiaco.
La seconda questione è: chi è la medusa sotto accusa? La specie imputata è la Physalia physalis, anche detta caravella portoghese, appartenente all'ordine Siphonophora all'interno del phylum Cnidaria, il quale comprende tutte le specie di medusa. La caravella portoghese non e' in realta' un'unica medusa, in quanto si tratta di un superorganismo perennemente galleggiante, costituito da quattro diverse tipologie di polipi, ognuno strettamente dipendente dall'altro e con una propria funzione all'interno della colonia (Fig. 2). La parte galleggiante, di colore azzurro violaceo, è il primo organismo detto pneumatoforo ed appare come una sacca lunga circa 15 cm. Allo pneumatoforo sono annessi i tentacoli che possono raggiungere i 30 m di lunghezza. Questi ultimi costituiscono il secondo organismo, contenente i cosiddetti dattilozoidi che catturano il nutrimento per poi dirigerlo verso i gastrozoidi, il terzo organismo. La colonia si reproduce tramite la quarta tipologia di polipi, i gonozoidi. Come avrete intuito, la parte velenosa ed urticante della caravella portoghese e' costituita dai dattilozoidi che agiscono come i tentacoli nella maggioranza delle meduse. Nelle meduse, i tentacoli contengono particolari cellule modificate conosciute come cnidociti. Gli cnidociti si attivano con il contatto della preda (e non!) ed estroflettono meccanicamente filamenti urticanti detti cnidae. Queste ultime sono distinte in nematocisti o spirocisti, e a loro volta, sono collegate ad organuli, gli cnidoblasti in cui al loro interno si trova il veleno, ad azione urticante (Fig 3). A seconda delle specie, il veleno puo' avere azione neurotossica o emoliente e, solitamente è formato da una miscela di sostanze con funzione anestetica e paralizzante. Nel caso particolare della caravella, sono stati individuati oltre 10 diverse tipologie di veleni sui suoi tentacoli e, ad oggi,i tentativi effettuati per trovare dei rimedi sono stati vani.
Cosa non poco rilevante, è che la presenza di questa specie è limitata ai mari caldi tropicali. Per cui, come mai la caravella stava beatemente galleggiando nel mar Mediterraneo? In realta', la cosa non dovrebbe sorprenderci piu' di tanto. Il Mar Mediterraneo non è un mare chiuso. Negli ultimi anni il progressivo innalzamento della temperatura ha consentito lo spostamento ed ampliamento dell'areale di distribuzione di specie tropicali e sub-tropicali provenienti dal Mar Rosso, tramite il canale di Suez, e dalle coste africane dell'oceano Atlantico, tramite lo stretto di Gibilterra. Va peraltro aggiunto che uno dei maggiori studiosi di meduse in Italia, Ferdinando Boero dell'Universita' del Salento, evidenzia come la presenza di qualche decina di caravella portoghese era stata già segnalata all'inizio di Agosto nelle acque spagnole intorno ad Alicante.
In generale, pare che la tropicalizzazione del mar Mediterraneo stia provocando l'aumento di diverse specie di meduse. Per cui un costante monitoraggio, particolarmente durante il periodo estivo, potrebbe essere un'efficace misura preventiva e cautelativa per minimizzare i rischi di contatto con le meduse.
A tale proposito, ho trovato molto interessante il sito http://www.focus.it/meduse/ creato con la collaborazione dell'Università del Salento e della CIESM. Nel sito, oltre a consigli e rimedi utili nel caso di puntura, è possibile segnalare luoghi di avvistamento delle meduse e una mappa sulla loro presenza è aggiornata settimanalmente. Tale mappa potrebbe essere uno strumento valido per turisti ed enti amministrativi, misura che consentirebbe di contenere inutili allarmismi e di decidere con maggior coscenza dove poter fare un bagno rilassante!
Immagine tratte da: www.ambientesaluteesalute.com -www.5terreacademy.com
A cura di Valeria Marasco
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