Ancora oggi sopravvivono leggende che continuano a fomentare repulsione e superstizioni nei confronti dei serpenti, "esseri scriscianti dal morso letale". La stessa religione cristiana ha contribuito a costruire un'immagine assolutamente negativa di questi rettili. Come se non bastasse, inquinamento, distruzione e frammentazione degli habitat rappresentano delle grave e reale minaccia per la sopravvivenza di questi animali. Ma sono realmente così pericolosi?
Forse sarà rassicurante sapere che delle 2500 specie classificate, oltre 1800 appartengono alla famiglia dei Colubridi. Tutti i colubridi non possiedono denti specielizzati all'inoculazione del veleno e, salvo eccezioni, il loro morso non rappresenta un pericolo letale per l'uomo.
Le specie di questa famiglia presentano una lunghezza che va da una media di 100 ai 200 cm; la testa è larga e ben distinta dal collo, gli occhi sono grandi e disposti in posizione laterale. Nel territorio italiano, i Colubridi sono presenti con 3 sottofamiglie:
1. Colubrinae, con vari genere, fra i più comuni Elaphe e
Coronella con coronella girondica;
2. Natricinae, con il genere rappresentante Natrix che comprende le cosiddtte bisce d'acque;
3. Boiginae, con specie del genere Macroprotodon, Malpolon e Telescopus.
I grandi giganti, boa e anaconda, possono raggiungere i 9 m di lunghezza e sono inclusi nella famiglia dei Boidi. Le specie più velenose appartengono invece alla famiglia Elapidae, e comprendono i mamba africani, i cobra asiatici ed africani, i serpenti corallo (fig. 1) dell'America centro-meridionale. Di altrettanta rilevanza per la velonisità è la famiglia dei Viperidi con specie presenti in Africa, Asia ed Europa. In particolare, in Italia, fatta eccezione per la Sardegna, esistono quattro specie di vipere, tutte di lunghezza compresa tra i 50 ed i 100 cm:
1. L'aspide (Vipera aspis, fig. 2), la specie più comune e diffusa praticamente in tutta la penisola Italiana, dalla pianura alle aree montuose fino ai 2000 m s.l.m.;
2. Il marasso palustre (Vipera berus) dell'Italia centro-settentrionale fino ai 2000 m s.l.m. Si riconosce dall'aspide grazie al disegno a forma di X sulla testa;
3. La vipera dal corno (Vipera ammodytes, fig. 3) presente solo nell'Italia est-settentrionale fino ai 1600 m s.l.m. Il nome è dovuto alla presenza di un corno conico all'apice del muso ricoperto di squame, lungo fino a 5 mm;
4. La vipera dell'Orsini (Vipera ursinii) nelle zone montane dell'Italia centrale, presenta una testa piccola e stretta con linee e macchie scure ai due lati.
Caratteristica distintiva di tutti i Viperidi è la testa trangolare piatta, espansa posteriormente e rivestita da squame generalmente piccole e disposte irregolarmente. Inoltre, contrariamente agli altri serpenti, la maggior parte dellle vipere (tutte le specie italiane) partoriscono direttamente i piccoli senza deporre le uova. Tale strategia di riproduzione è definita ovoviviparità. Giusto per precisazione, l'ovoviviparità differisce dalla viviparità, condizione tipica dei mammiferi, in cui gli embrioni sono legati al corpo materno anche da una relazione nutritiva.
I Viperidi sono vicariati in Asia ed in America dalla famiglia dei Crotalidi (per alcuni si tratterebbe di una sottogamiglia dei Viperidi) che comprende i cosiddetti "serpenti a sonagli". Il sonaglio si trova all'estremità del corpo ed è costituito da una serie di involucri cornei residui che si formano a ogni cambio di muta. Fra le specie più temute, il crotalo muto o terrore dei boschi (Lachesis muta) ed il ferro di lancia (Bothrops atrox) diffusi entrambi nelle regioni tropicali dell'America centro-meridionale.
Nel prossimo articolo parlerò ancora di ofidi, con riferimenti comportamentali e schede descrittive dei più comuni Colubridi presenti in Italia.
A cura di Valeria Marasco
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Un forte peggioramento è alle porte, tuttavia nonostante la sua marcata intensità, non è anomalo avere durante la primavera momenti piovosi anche consistenti.
Osserviamo la situazione sinottica presente sull'Europa e l'Italia che si presenterà dal 26 maggio al 4 giugno.
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