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2/10/07 - Eruzioni vulcaniche e cambiamenti climatici

Un antico esempio italiano, Pompei ed Ercolano Eruzioni vulcaniche e cambiamenti climatici

L'attività vulcanica può avere influenze notevoli sul tempo meteorologico un antico esempio Italiano l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano.
In alcuni tipi di eruzione, quelle esplosive, un'enorme quantità di materia viene espulsa verso l'alto, trascinandosi spesso dietro gran parte del cono vulcanico, fino anche a centinaia o migliaia di metri di altezza. Le parti più grandi e pesanti di questa immensa nube ricadono a terra nel giro di minuti o ore sotto forma di una fitta pioggia incandescente di detriti, lapilli e polveri. Le parti più leggere invece possono rimanere sospese nell'atmosfera per giorni, settimane, mesi prima di cadere al suolo.
Una particella di polvere di 1 millesimo di millimetro che cade da un'altezza di 30 chilometri impiega circa 3 anni per essere rimossa completamente dall'atmosfera. Nella stratosfera infatti i moti verticali dell'aria in grado di rimescolare l'atmosfera e favorire un abbattimento delle polveri, sono ridottissime. Le correnti orizzontali riescono invece a diffondere questa nuvola di polveri lentamente su tutto il pianeta creando una sorta di filtro alle radiazioni solari. E' in questo momento che il legame tra eruzioni e clima diventa palese, un chiaro esempio di quanto detto è avvenuto nell'eruzione del Krakatoa avvenuta nel 1883 di cui ho già parlato in un articolo precedente. Rimanendo invece in Italia un'altra grande eruzione ricordata dagli storici dell'epoca è stata quella del Vesuvio quando distrusse Pompei ed Ercolano.
Il Vesuvio è un vulcano relativamente giovane di soli 25.000 anni, ancora attivo e in grado di dare eruzioni esplosive anche potenti.
La data dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ci è stata trasmessa da Plinio il giovane attraverso una lettera contenuta nel suo epistolario spedita a Tacito in cui si legge nonum kal. septembres cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, data che corrisponde al 24 agosto.
Pompei rimase sepolta sotto tre metri di pomici che, scagliate in alto sopra il cratere, ricaddero al suolo come una nevicata.
Subito dopo, un'enorme quantità di cenere investì come un torrido fiume in piena quanto ancora emergeva; sommerse Ercolano che era stata risparmiata dalle pomici, spazzò via gli incauti che non erano ancora fuggiti o li seppellì per sempre nelle cantine dove si erano rifugiati.
La cenere sigillò ogni cosa sotto una morbida coltre grigia che lentamente si ricoprì di vegetazione.
L'eruzione del Vesuvio si articolò in due fasi: la prima fu della durata complessiva di 12 ore, con caduta di pomici bianche e grigie; la seconda della durata di sette ore costituita dall'alternarsi di nubi ardenti e di colate piroclastiche. E fu questa seconda fase che colpì principalmente Ercolano, seppellendola sotto una coltre di oltre 20 metri.
Analisi termogravimentriche hanno permesso di scoprire che la temperatura era di circa 300-320°C. Questa temperatura ha permesso la conservazione dei Papiri, ritrovati nella villa conosciuta come Villa dei Papiri, che si sono conservati in condizioni più o meno buone poiché hanno subito un processo di carbonizzazione.


A cura di Barbara Asproni




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