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12/9/07 - Lo sbarco in Normandia

Un intervallo di bel tempo permise di effetuare l'operazione militare e di dare una svolta alla storia Lo sbarco in Normandia

Nel recente film di Steven Spielberg "Salvate il soldato Ryan" le immagini dello sbarco in Normandia da parte delle forze alleate durante le fasi finali della seconda guerra mondiale sono state particolarmente curate dal regista e secondo molti storici il risultato finale può essere considerato una fedele rappresentazione di ciò che realmente accadde. Anche l'aspetto meteorologico venne attentamente studiato per le riprese, anche perché il tempo ricoprì realmente un ruolo fondamentale sia nella scelta del giorno, sia durante le operazioni vere e proprie.
Il generale Eisenhower era perfettamente cosciente dell'importanza delle condizioni metereologiche per la buona riuscita di un'operazione militare e già da tempo aveva istituito un apposito ufficio meteorologico al servizio delle forze armate. Il dottor Irving Krick aveva realizzato un modello di previsioni metereologiche a lunga scadenza in grado di dare previsioni attendibili anche a mesi di distanza. Il metodo di Krisk prendeva il nome di "metodo delle similitudini" egli aveva raccolto carte, dati ed informazioni sulle condizioni del tempo passato andando indietro nella storia per molti anni.
La mattina del 6 giugno 1944 sembrava poter garantire gran parte delle condizioni richieste per l'ordine di sbarco, il cielo si presentò poco nuvoloso assenza di nubi basse e nebbie, il vento si attenuò, l'altezza della marea si rivelo perfetta. L'unica imperfezione fu il forte vento che rese difficile le operazioni di avvicinamento alla costa. Infatti centinaia di soldati persero la vita annegati prima di giungere sulla terra ferma.
Proprio a causa del forte vento le truppe tedesche appostate lungo la costa non si aspettavano lo sbarco per il giorno 6. L'esercito tedesco venne quindi colto di sorpresa dalle truppe alleate. Lo scontro fu comunque cruento e migliaia di soldati da entrambe le parti persero la vita.


A cura di Barbara Asproni




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