Fino ad ora si è sempre saputo poco sull'acqua di Marte: è presente davvero? È mai stata liquida? Ha mai potuto dare vita ad organismi marziani?
Ma ora le formidabili sonde automatiche della NASA hanno risposto a molte di queste domande con scoperte sorprendenti.
La Mars Reconnaissance Orbiter ha inviato alla Terra una foto (a lato) di quello che un tempo era il delta di un fiume, che dovrebbe risalire al periodo Noachiano, da 4,6 a 3,8 miliardi di anni fa. Il corso d'acqua si gettava nel lago contenuto nel cratere Jezero, e trasportò a lungo detriti e minerali simili ad argille (in verde) formando il delta. Le rocce sono state talmente alterate e scavate nel tempo, che l'acqua deve essere fluita abbondantemente e per migliaia di anni in questo luogo. La scoperta oltre a riaprire il dibattito sulla vita extraterrestre darà il via a nuovi studi: le argille tendono ad intrappolare e preservare materiale organico, rendendo il delta un ottimo luogo per la ricerca di segni di antiche forme di vita e fossili. La NASA si sta già preparando quindi a nuove missioni.
Intanto pochi giorni fa la sonda Phoenix, atterrata su Marte il 25 maggio, è stata autrice di un'altra tanto attesa conferma: l'acqua c'è. Il braccio robotico di Phoenix ha riposto dei campioni di suolo in uno strumento che ha identificato la presenza di vapor d'acqua emesso dai campioni sottoposti a processo di riscaldamento. Depositi di ghiaccio erano già stati fotografati su Marte, ma questa è la prima volta che l'acqua marziana viene "toccata" e "saggiata".
Recuperare i campioni di suolo non è stato facile, infatti scavando ad una profondità di 5 centimetri, il braccio robotico è incappato in uno strato duro di suolo congelato. Questo ha complicato il recupero dei campioni che rimanevano attaccati alla paletta. Il materiale è stato quindi esposto all'atmosfera per due giorni, in modo che un po' dell'acqua presente evaporasse, rendendo il suolo più facile da maneggiare.
A seguito di questi importantissimi risultati la NASA ha deciso di prolungare la missione di Phenix almeno fino al 30 settembre ancora, benché il termine fosse previsto per agosto. Intanto un team di scienziati cercherà di determinare se il ghiaccio d'acqua si è mai sciolto a sufficienza da poter permettere la vita di organismi e se sono presenti specie chimiche contenenti carbonio o altri materiali indispensabili alla vita. Marte ci stupirà ancora.
A cura di Giovanni De Franceschi
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