I fronti sono stati storicamente divisi secondo la classificazione del meteorologo svedese Tor Bergeron. Secondo tale criterio, esistono generalmente due tipi di dinamica frontale (a prescindere dal fatto che si parli di fronte freddo o caldo): l'anafront e il katafront. Nel primo caso (il più intuitivo e naturale) l'aria calda scorre sopra l'aria fredda fino a grandi altezze, mentre nel secondo l'aria calda scorre sopra quella fredda solo nei primi 1-1,5 chilometri, per poi assumere una componente parallela alla direzione di avanzamento del fronte (a causa per esempio di correnti più forti e secche in quota che al suolo), allontanandosi dalla superficie frontale vera e propria. Il fronte freddo, come vedremo, può essere di entrambi i tipi (ana-cold front e kata-cold front).
Come abbiamo iniziato a vedere nell'articolo di Febbraio, i fronti freddi nel nostro emisfero si sviluppano sulla parte occidentale di un sistema ciclonico e non sono altro che un'avvezione (movimento) di aria fredda verso Sud. Sulle carte meteorologiche sono segnati con una linea continua (generalmente di colore blu) intervallata da triangoli equilateri con il vertice rivolto verso la direzione di avanzamento del fronte stesso.
Poiché l'aria fredda è più densa e quindi più pesante dell'aria calda, un fronte freddo sarà generalmente caratterizzato (almeno nei bassi strati) da una massa di aria fredda in avanzamento che si incunea al di sotto di una massa d'aria calda, sollevandola velocemente. Tale sollevamento genera un raffreddamento dell'aria fino al punto di farla condensare in nubi, generalmente a forte sviluppo verticale e a limitata estensione orizzontale (Cumuliformi). In figura 1 sono espressi graficamente tali concetti.
Il caso ana-cold front si ha in situazioni di vento maggiore al suolo rispetto alle alte quote e prevede un costante contatto tra aria fredda e aria calda lungo tutta la superficie del fronte, fino a grandi altezze. L'aria calda appena sollevata dal fronte al suolo scorre obliquamente verso l'alto seguendo l'andamento del fronte alle varie altezze. Si hanno così precipitazioni intense intorno alla linea frontale grazie all'iniziale spinta verticale e precipitazioni più deboli post-frontali (ovvero dietro la linea frontale, dopo il passaggio del fronte) mano a mano che l'aria calda sale di quota sopra l'aria fredda. Gli ana-cold front sono i fronti freddi più comuni e si estendono dal suolo fino ai 9-10km.
Il caso kata-cold front prevede situazioni dinamiche un po' più articolate, quali ad esempio la ridotta estensione verticale del fronte freddo in avanzamento a causa della contemporanea presenza a quote medio-alte di correnti molto forti e secche dirette parallelamente alla direzione di avanzamento del fronte stesso. In questo caso, l'aria calda sollevata dal fronte al suolo sale violentemente lungo la superficie frontale solo fino a una certa quota, per poi assumere una componente parallela alla direzione di avanzamento del fronte e andando a precedere il fronte freddo al suolo. Si hanno così precipitazioni moderate pre-frontali (ovvero davanti alla linea del fronte, prima del passaggio del fronte) e forti durante il passaggio del fronte, con rapidissimo rasserenamento post-frontale. I kata-cold front sono i fronti freddi più veloci ed intensi e sono quindi anche quelli con maggiore pendenza della superficie frontale. Questi elementi ne fanno i principali generatori di squall-line e linee di groppo (entrambi termini che indicano intense linee temporalesche), anche se le altezze raggiunte da tali sistemi frontali non superano generalmente i 6-7km di altezza.
In figura 2 sono evidenziate schematicamente le differenze tra i due tipi di fronte freddo.
Gli effetti tipici che il passaggio di un fronte freddo ha sulle più importanti variabili meteorologiche sono comunque indipendenti (o quasi) dal fatto che ci si trovi in presenza di un fronte di tipo "anafront" o di uno di tipo "katafront". Il discorso è ovviamente da intendersi riferito alla sola zona italiana, o al più a quella europea.
Il vento prima di un fronte freddo proviene dai quadranti sud-occidentali ed è generalmente debole o moderato, per poi virare bruscamente dai quadranti nord-occidentali dopo il suo passaggio (intensità anche forte al passaggio della linea frontale e successiva attenuazione, specie negli ana-cold front). La pressione ha tendenza a calare moderatamente prima del passaggio e ad aumentare in modo deciso successivamente, specie nelle zone vicine al centro del ciclone extra-tropicale, mentre l'umidità subisce generalmente un brusco calo dopo il passaggio del fronte.
La temperatura ha invece un comportamento piuttosto diverso a seconda del tipo di fronte: per gli ana-cold front si ha un brusco calo termico al passaggio della linea frontale, mentre per i kata-cold front si osserva un calo importante solo durante le precipitazioni pre-frontali. Allo stesso modo, la visibilità migliora nettamente dopo il passaggio dei kata-cold front (insieme alle condizioni atmosferiche), mentre non migliora o addirittura tende a peggiorare in pianura dopo il passaggio degli ana-cold front. In figura 3 una carta sinottica in cui sono evidenti i principali parametri meteorologici prima e dopo il passaggio di un fronte freddo.
A cura di Michele Salmi
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